Primo Maggio a Taranto - Il coraggio delle mamme

Per me poco contano i numeri, è importante guardare nella stessa direzione, contribuire a una giusta causa, una causa che tocca ognuno di noi, direttamente o indirettamente. Ed è stato questo lo spirito con cui gli artisti ieri hanno calcato il palco del Primo Maggio tarantino.
A perorare la causa c'erano artisti come la carismatica conterranea Mama Marjas, l'esplosiva Levante, Andrea Rivera, che quest'anno ha preso in mano una chitarra e le ha cantate a tutti, come nei suoi spettacoli teatrali, gli Afterhours, il Teatro degli orrori e i Luminal, tra gruppi a sposare l'iniziativa dal primo anno e a riportare il proprio sostegno anche ieri, o ancora i Litfiba, gruppo che ha fatto la storia della musica italiana o ancora gli scatenati Ministri, che hanno invogliato il pubblico a saltare fino alla fine. Ognuno di loro, come ogni anno, è accorso a Taranto gratuitamente, portando con sé solo la propria musica e offrendo a tutti noi uno spettacolo indimenticabile. C'è però un' esibizione che ha zittito la folla di spettatori, quella di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Roy Paci. Credo che quei dieci minuti abbiano rappresentato perfettamente l'idea di coesione. Un terzetto improvvisato che è stato in grado di dare vita a qualcosa di unico e meraviglioso, regalandoci minuti d'incommensurabile bellezza.
Come ho sempre sostenuto, la musica, in quanto forma d'arte, può cambiare il mondo, può smuovere le masse, anche se, quest'anno, il coraggio delle mamme è stato il vero protagonista, a partire da Egidia Beretta.
 Ho ancora la sua immagine nitida nella mente, aggrappata a un toccato Roy Paci: i suoi occhi fissi sulla platea, come se quella massa indefinita di gente, fosse un corpo solo, la sua voce rotta ogni tanto dalla comprensibile emozione. E'ancora davanti a me, il suo sguardo dolce di mamma che ha sofferto, ma che si è alzata e ha lottato per la verità e per i sogni di suo figlio Vittorio. Ed è proprio ai sogni che mamma Egidia ci ha chiesto di non rinunciare, perché è per i nostri sogni che saremo ricordati. “Restiamo umani” era il motto di Vik e riascoltandolo dalla voce di una donna tanto messa alla prova dalla vita e dalla cattiveria umana, non sono riuscita a trattenermi. Le lacrime scendevano naturalmente, come un fiume che segue il suo letto e a ogni goccia, cresceva in me la speranza, quel barlume, quella luce che Vittorio ha difeso fino all'ultimo. Riesco ancora a vederla, abbracciata a un'altra mamma, Patrizia Moretti, lei, come la signora Egidia, si è battuta per suo figlio Federico, ucciso a soli diciotto anni per mano di quattro poliziotti. Non usa mezze misure mamma Patrizia, non le ha mai usate, chiede una legge che punisca concretamente, chi confonde l'esercizio delle proprie funzioni con l'abuso di potere e si sostituisce a dio, decidendo chi vive e chi muore. Le storie di Federico, di Vittorio o di Giulio Regeni, sono storie di ragazzi come noi, Figli come Noi, come recita il testo de' Il muro del Canto, per questo dovremmo farne tesoro e non smettere mai di combattere, per difendere la verità, per rivendicare i nostri diritti. Le mamme sono in grado di smuovere montagne, le mamme hanno il potere di riconvertire la società, di insegnare ai propri figli cosa significhi battersi per qualcosa, cosa sia il rispetto, la dignità e l'amore per il prossimo e non c'è nulla di cattolico in questo. Anche nel sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini ho colto questo spirito materno. Lei ha “adottato” un popolo intero, lei ha dimostrato a chi ci governa, quanto la questione immigrazione si sia trasformata, con gli anni e con leggi sbagliate, in una problematica reale, che è necessario fronteggiare concretamente, non chiudendo frontiere o punendo chi cerca di salvare quante più vite possibile da conflitti che hanno distrutto e distruggono Paesi come la Siria.
“Pesce grosso, mangia pesce piccolo”recita Barcollo dei Litfiba. Sarebbe bello, se le idee difese su quel palco, continuassero a brillare di luce propria trecentosessantaquattro giorni l'anno e non solo il Primo Maggio. Sarebbe bello, se smettessimo di considerarci pesci piccoli e ci unissimo, come ieri sera, per sconfiggerlo una volta per tutte il pesce grosso. Riconvertiamo mentalmente la nostra società a partire dai bambini, insegniamo loro a trarre il meglio da queste manifestazioni, ad applicarlo alla vita di tutti i giorni. 

Testo di Marcella Trani
Foto di Marianna Fornaro

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