Nightguide intervista Lessness

Nightguide intervista Lessness


Never was but grey, il disco d'esordio solista di Lessness (all'anagrafe Luigi Segnana, ex Casa del Mirto), ha un titolo di beckettiana memoria e suona come un doposbronza estremamente creativo. Abbiamo parlato con lui del suo lavoro, delle sue ispirazioni e di cosa arriverà in futuro.


Hai scelto il tuo nome da un racconto di Beckett, un autore dell'assurdo che scrive un racconto su un loop
di errori e ricordi. Come mai, e come si collega col disco?
Ho sempre avuto un debole per gli autori che vanno oltre alla mera narrazione logica, e chi scrive per il
teatro in particolare, come Beckett e Ionesco (ma il cantatore calvo non mi sembrava un buon nome) e
quando è stato ora di dare un nome, un identità complessiva, alle canzoni che stavo scrivendo il nome è
stata una scelta per certi versi naturale. [lessness>: essenza stessa dell'assenza. Il disco è collegato
relativamente all'opera di Beckett 'lessness' ma vuole ricreare nelle sonorità un po' di quell'aspetto di
grigio perpetuo che torna ciclicamente all'interno del racconto, di quel qualcosa che non si riesce bene a
polarizzare che non è bianco e non è nero, l'apoteosi del dubbio. Poi, il disco prende il titolo da una frase
ricorrente del racconto: “Never Was But Grey”.


Il tuo disco, al contrario del racconto, propone una via di uscita: ce la racconti, e ci racconti qualcosa del
disco?
Non sono certo che il disco proponga una via d'uscita nel senso letterale del termine, non propone
soluzioni. Io non ho soluzioni. Il disco tratta di stati d'animo ed è legato a tutto quanto è duplice
nell'animo umano, la perdita dell'innocenza la lotta tra il bene e il male che sono insiti in ognuno di noi;
tratta delle scelte che in ogni momento siamo tenuti a fare o a subire. Dipende da noi e per ognuno in
maniera diversa i labirinti in cui ci perdiamo le vie d'uscita che a volte troviamo e a volte no. E pure, quei
pasticciacci brutti de via Merulana. Siamo causa ed effetto. Il disco come il racconto vuole essere una
sorta di loop, è un disco perso in certe albe autunnali piene di nebbia dove tutto è ammantato di grigio,
quando l'esistenza stessa del mondo è incerta. Il mondo nella nostra percezione sta uscendo dalle ombre
della notte ed il tutto sta prendendo forma nei colori del giorno ma ancora è astratto in quella sorta di
limbo incerto. E' un alba quindi, ma ancora non si sa se sarà l'alba di un buon giorno o di un cattivo
giorno, questo dipenderà da altri fattori, cannonate alla mia destra, cannonate alla mia sinistra. Apoteosi.
Per rendere a livello sonoro il grigio ho cercato dei suoni meno morbidi rispetto all'Ep passato, più acidi e
taglienti ed una ritmica un po' più sostenuta, almeno su certi brani. Per dare l'idea di loop, il primo e
l'ultimo brano sono studiati e suonati alla stessa maniera, con il basso che suona ad accordi, come fosse
una chitarra, accompagnato da un beat ciclico e una melodia che ritorna tipo mantra buddista, uguale
seppur diversa.


Questo è il tuo primo lavoro solista, come ti senti a far uscire i tuoi pezzi da solo, senza una band?
Da dio (ride) Anche se ogni tanto è bello condividere una birra in studio, o al bar, a casa, o in ufficio. E'
bello condividere una birra.


Hai fondato un'etichetta discografica, produci band e sei un musicista: cosa ti spinge a continuare a
creare, cosa ti fa venir voglia di scrivere musica?
E' una cosa che non si decide a tavolino. Anzi, a tavolino avevo deciso di smettere qualche tempo fa. Poi
ho ripreso in mano il basso e ne sono uscite delle canzoni, non sono mai stato un compositore prolifico in
passato, ma le cose sono cambiate di recente e non riesco semplicemente a farne a meno. Forse la
maturità mi ha portato maggiore consapevolezza o sfrontatezza. O forse ho solo tanto tempo da perdere.


Questo disco si appoggia sul suono del basso, ed è una cosa decisamente peculiare: ci racconti come è
nato il suono che hai creato?
Il basso è l'unico strumento che so suonare piuttosto bene quindi è naturale che il disco si basi su quello
strumento. Il suono del basso è piuttosto naturale presso direttamente dall'ampli e registrato suonato in
presa diretta via microfono. Il suono del disco invece è frutto di piccole sperimentazioni quotidiane in
studio, mi piace giocare con le frequenze.


Cwtch è il primo singolo, uscito nel 2017: come è cambiata la tua musica da allora, se è cambiata?
La mia musica è in continua evoluzione, rispetto all'Ep il suono del disco è diverso, più diretto e scarno
rispetto agli arrangiamenti passati. La mia è una continua ricerca della semplicità, del suono diretto quasi
crudo. Il suono che cerco è sempre correlato all'emotività che voglio esprimere nel disco. L'Ep 'The night
has gone to war' è un disco notturno morbido come morbido è il buio che avvolge il mondo e la vita nella
notte. 'Never Was But Grey' è un disco di risveglio, di possibilità in divenire, di incertezze ed il suono
cerca di esprimere le diverse emozioni che pervadono questi aspetti.


Hai un tour in programma?
Ecco, la programmazione non è il mio forte, ho uno stile di vita piuttosto causale. Però ci sto lavorando e
dei live ci saranno!

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