Nightguide intervista Pino Scotto

Nightguide intervista Pino Scotto


Dog eat dog è il nuovo album di Pino Scotto, un disco che fa pochi sconti alla realtà che racconta e che unisce blues, rock e metal con la classe che solo chi calca le scene da decenni può permettersi. Il disco è già uscito in versione digitale e su tutte le piattaforme, mentre il formato fisico sarà disponibile prossimamente.
Dog eat dog, undici brani inediti e la cover di Don't be looking back, pezzo storico dei Vanadium, racconta le “piccole battaglie sociali che ogni giurno scoppiano inutilmente” e l'egoismo e la superficialità del mondo moderno, ma c'è spazio anche per una canzone dedicata al figlio di Pino Scotto: One World One Life. Il pezzo scelto per il video con cui è stato lanciato il disco, Don't waste your time, si chiede cosa succederebbe se Dio decidesse che è ora e facesse festa e invita tutti a non buttare via il proprio tempo perchè, pensandoci bene, non ne abbiamo una riserva infinita.





Dog eat dog è l'anello di congiunzione fra metal, blues e rock n'roll, secondo la mia modesta opinione. E' come se i Motorhead avessero fatto un frontale con Elvis e poi fossero andati a bere con Robert Johnson. La domanda è: come fai? Come riesci a mischiare tutto questo restando sempre coerente al tuo stile? E quali musicisti ti hanno influenzato di più in questo ultimo lavoro?
Ciao Valentina! Vista la tua analisi del mio album, più che perfetta, il piacere di quest'intervista è più mia allora (ride ndr)! Hai detto bene: dall'alto dei miei 70 anni e grazie all'ascolto degli ultimi 50 anni di rock, blues, jazz e classica, quando scrivo i brani le melodie vengono fuori come fiumi, proprio grazie a questo bagaglio di musica che mi ha emozionato, anche a livello di testi. Perciò scrivo quello che mi piace, e “Dog Eat Dog” rappresenta in undici tracce (oltre alla cover dei Vanadium) l'album che vorrei ascoltare io da persona esterna. Ci ho provato...spero di esserci riuscito!


Dog eat dog è il ritratto della società di oggi, basta essere di poco più grandi di qualcuno per sentirsi autorizzati a usarlo e sfruttarlo. Credi che la crisi del coronavirus cambierà le cose in meglio o non cambierà niente perché non impariamo nulla, come ha detto Guccini qualche giorno fa? O magari cambierà in peggio e facciamo prima a spararci tutti, non si sa mai.
Come hai scritto tu rappresenta la società di oggi, ma anche quella di sempre. La Terra è un luogo bellissimo, il problema è la razza umana! Col passare degli anni, questa evoluzione sociale (che io definirei involuzione) ci ha portato alla guerra dei poveri, a lottare tra di noi. È quello che ci hanno obbligati a fare i potenti, hanno giocato così fino a farci preoccupare solo di portare la pagnotta a casa, di avere un lavoro, di fare le ferie d'estate, di andare a vedere le partite di calcio. Così hanno creato una società di robot. Sappiamo che siamo il Paese più ignorante d'Europa, quindi ci sarà quel piccolo tacco duro che imparerà qualcosa da questa pandemia, ma la massa non imparerà niente...come dice Guccini non saremo migliori di prima, siamo un popolo senza memoria.


Un settore che il coronavirus ha mandato in crisi profonda è quello dello spettacolo, che sia cinema, teatro o musica dal vivo. Tu come vivi questa situazione, e cosa pensi del fatto che locali come Estragon o il Circus Club di Firenze abbiano dovuto chiedere aiuto con un crowdfunding per riuscire a non chiudere e pagare l'affitto? Hai anche tu la sensazione che questo settore sia stato lasciato un po' a piedi?
A parte quei pochi del settore del giornalismo o alcuni teatri che hanno sempre avuto le sovvenzioni, il 90% del settore è sempre stato discriminato. In Italia l'arte non esiste, se ti chiedono che mestiere fai e dici il musicista, ti richiedono “Ok ma di lavoro cosa fai?”. In altri paesi le band che girano per il mondo sono sovvenzionate, perché lo Stato è fiero di mandare in giro i propri artisti, mentre in Italia non è così. Non mi meraviglio che molti locali dovranno chiudere...io dovevo partire dal 17 aprile in tour, avevamo tantissime date, ma penso che prima dell'anno prossimo non se ne parli...e poi come torneremo? È davvero un disastro.


L'Italia ha una gran quantità di validissimi musicisti rock e metal, ma il rock italiano (a parte i grandi nomi commerciali) ha pochissima considerazione fra gli ascoltatori. Siamo un popolo di esterofili. Come mai, secondo te? E per quale motivo, nonostante ci siano un sacco di band metal incredibili, continuiamo a sentirci dire che nel nostro paese il metal non ha un mercato? Riassumendo, che problema abbiamo?
Sicuramente, sono d'accordissimo. Io ogni 2 anni faccio uscire un album e per 1 anno e mezzo vado in tour, poi mi fermo per scrivere il nuovo album e riparto. Con l'ultimo tour abbiamo fatto 140 date! Sul palco prima di noi ci sono sempre un sacco di band di ragazzi giovani e bravissimi, che meriterebbero una chance. Ovviamente molti avrebbero bisogno magari di un produttore che dia loro consigli in studio per gli arrangiamenti, come si faceva una volta, ma con questa crisi di mercato non ci sono più soldi per il settore. Dopo la pandemia penso sarà ancora peggio, se lo Stato non interviene anche per questo settore e crea delle sovvenzioni come fa per tante testate e tante reti televisive.


Il tuo disco esce in un momento critico: non si possono fare concerti, e non si sa per quanto tempo non sarà possibile farlo. Come ti senti a far uscire la tua musica adesso, senza poterla suonare dal vivo davanti alla gente?
Sì, è uscito in un momento strano, ma io sono sempre stato strano (ride ndr)! Io dopo i Vanadium potevo continuare a fare quello che facevo con loro e adagiarmi, ma invece ho deciso di tornare al blues, di contaminare il rap con il metal, di sperimentare...la musica senza contaminazione (quella fatta bene) non si evolverà mai. È un momento particolare perché non si capisce se e come riprenderemo, quanta gente avrà ancora voglia di andare ai concerti senza aver paura...Però mi manca, nonostante abbia migliaia di concerti alle spalle, non pensavo di avere questa astinenza da rock'n'roll!


Ultima cosa: hai qualche consiglio per chi inizia a fare musica adesso?
Come dico sempre a tutti quelli che vogliono prendere uno strumento o un microfono in mano: cominciate dal blues, fatevi un anno e più di blues! Vi insegnerà a conoscere le vostre potenzialità, vi insegnerà il tempo, il groove, ad esprimere voi stessi, e poi dopo sceglierete ser continuare a fare blues o suonare tutto quello che volete. Negli anni ho suonato con gli ZZTop, con i Motrohead, i Deep Purple e altri grandissimi e ho visto che la scuola era sempre quella, il blues. Per quanto riguarda il lato economico, io ho scelto di avere un lavoro fuori dalla musica che mi permettesse di guadagnare e poi fare quello che volevo con la mia musica, perché così si può davvero essere liberi. Ci sono tanti cantanti che suonano e cantano con la voce e con l'anima, e sono loro che andranno davvero avanti. Rock on guys!

dog eat dog, interviste musica, pino scotto

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