Nightguide intervista Omar

Nightguide intervista Omar


Omar è un mistero: si sa solo che è una donna, ma finisce li. Anche il suo viso, per ora, resta nell'ombra. Quello che sappiamo è che fa musica e che Ricominciare, il suo singolo, è uscito il 17 Aprile. Restare invisibili nell'era dell'apparenza è una scelta coraggiosa, soprattutto con le motivazioni che hanno mosso questa cantautrice. Come farà a restare anonima durante I concerti? Ce l'ha spiegato lei stessa.





Hai deciso di non rivelare la tua identità: finchè siamo tutti chiusi in casa può essere più semplice, ma hai già deciso come fare quando I concerti ricominceranno (speriamo presto)?
Sto lavorando insieme ad un brand di moda per creare un modo semplice ma efficace che mi permetta di restare irriconoscibile, non voglio svelare ancora niente però.


Omar è il nome di un'artista “invisibile”. Come mai questo nome, cosa significa?
Ho scelto questo nome per varie ragioni, molte delle quali si collegano alla mi vera identità. Posso dirvi però che ho sempre amato l'idea di avere un nome maschile, mi diverte la confusione che possa creare. Inoltre è anche un po' per rompere i soliti schemi, le etichette non mi piacciono.


Ricominciare è uscita il 17 Aprile: sai già come sta andando, e hai anche un disco in preparazione?
Dopo la release mi sarebbe certamente piaciuto avere un buon feedback dagli ascoltatori. Così è stato, ma non mi sarei mai aspettata fosse così numeroso. La canzone viene spesso definita “autentica” cosa che non può che farmi piacere. Non so ancora se ci sarà un album o un ep, per ora mi sto concentrando sulla scrittura di nuovi singoli.


La tua canzone si chiama Ricominciare, cosa che presuppone una fine. Domana pesudofilosofica: è sempre possibile, o necessario, ricominciare secondo te?
Credo che la rinascita sia più uno stato mentale che nel momento in cui si innesta si riflette anche sui nostri comportamenti.
La maggior parte delle volte dipende da noi, quindi credo di sì, è quasi sempre possibile, spesso necessario. A tutti piace la sensazione di speranza che infondono i nuovi inizi, nonostante la paura del cambiamento. Poi ci sono anche casi limite eh, ma sono pochi.


Nell'era dell'apparenza hai deciso di sparire, anche se sei sui social e sulle varie piattaforme digitali con il tuo alter ego. E' stata una scelta artistica o una reazione all'importanza che si da all'immagine di qualcuno, cui segue quasi sempre un giudizio?
Vorrei che le persone si concentrassero sulla mia musica. Se il pezzo ti piace e l'ascolti volentieri, che bisogno c'è di vedere il mio viso?
Poi sono una donna, per noi è sempre più difficile far ascoltare la nostra musica senza prima passare da un'attenta ispezione estetica. Non credo che questo passaggio sia necessario.


Domanda di rito: cosa fa un'artista chiusa in casa per tutto questo tempo?
Credo quello che fanno tutti: scriviamo, guardiamo un sacco di Netflix, leggiamo e mangiamo. Troppo.
 

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