Nightguide intervista Marina Rei che ci svela il suo percorso "Per Essere Felici"

Nightguide intervista Marina Rei che ci svela il suo percorso "Per Essere Felici"

A 25 anni dall'uscita dell'omonimo primo album in italiano, MARINA REI torna con un nuovo importante disco di inediti, a celebrare una lunga carriera e un percorso artistico che l'ha portata ad affermarsi come una delle poche polistrumentiste e autrici del nostro panorama musicale, una performer unica nel suo genere.
 
Uscirà il prossimo 26 giugno “PER ESSERE FELICI”, il nuovo album di inediti della batterista e cantautrice, che arriva a sei anni di distanza dal precedente lavoro “Pareidolia” e prosegue quell'evoluzione stilistica di Marina Rei, frutto di scelte ben precise e di un'attenzione sempre più rivolta alla parola e alla cura compositiva.


In questo album hai deciso di metterti a nudo senza mezzi termini. Forse levandoti anche qualche piccolo sassolino.
Si assolutamente, molto diretto molto autentico. Ognuno di noi ha qualcosa di importante da esternare, ma in questo caso non lo definirei “sassolino”, sai i sassolini danno fastidio! Sicuramente sono racconti di me, racconti di parte di me importanti che, se non fosse stato per la musica, non sarei riuscita a raccontare altrimenti. Molto spesso questo tipo di sentimenti vengono estrapolati in sedute di psicanalisi, però la musica ha questo potere pazzesco! Ti consente di esprimere una fotografia di te stessa, ma allo stesso modo diventa una fotografia per gli altri, se quello che racconti è un racconto viscerale e autentico!

Una cosa che a me piace fare quando ascolto gli album per poi parlarne con gli artisti, è prima ascoltare le canzoni senza il testo davanti e poi leggere il testo senza ascoltare la canzone. Trovo che spesso si hanno due impressioni completamente diverse.
Si, sono d'accordo. Ti puoi far rapire dal testo, o lasciar trasportare dalla musica dagli arrangiamenti.

Nel caso delle canzoni che compongono questo tuo ultimo album, “Per Essere Felici”, hai realizzato una pulizia stilistica molto profonda cioè non ci sono fronzoli né nella musica né nella parole.
Esattamente si si, non c'è superfluo assolutamente, c'è la verità nuda e cruda senza tanti fronzoli, senza giri di parole, come sono io così, una persona molto essenziale e minimale in questo; quindi è chiaro che poi ho cercato allo stesso modo di scrivere così. Non è stato facile perché comunque ci ho messo tanto tempo a trovare questa chiave.
Anche per la parte musicale tutto è partito registrando le tracce di voce e pianoforte e da lì poi gli arrangiamenti sono andati di conseguenza. Non volevo che la produzione soffocasse la canzone, non volevo soffocasse le parole, le parole dovevano essere chiare, asciutte, quindi la produzione poi è avvenuta di conseguenza, nel momento in cui avevo chiaro quello che doveva essere il concetto che doveva essere, comunque, di un'autenticità familiare in cui mi ci potevo sentire a mio agio. Molte cose le ho registrate a casa proprio per questo.

Non è la prima volta che mi capita di parlare con un'artista che dopo un lungo iniziale periodo di successo nazionalpopolare decide di ritrovare una dimensione più vera e intima della sua arte. Credo che ad un certo punto vi troviate di fronte ad un bivio di prostituzione artistica o di amor proprio.
Eh certo soprattutto, perché sai molto spesso ti guardi allo specchio e dici “adesso che faccio?”, “voglio fare un disco nuovo, si ma perché?”.
 Fare un disco nuovo oggi come oggi, proprio come dici tu, significa mettere altra carne al fuoco, carne che viene mangiata velocemente; si passa da un piatto all'altro con una velocità incredibile senza soffermarsi sul valore della canzone. Questa volta volevo che ogni canzone avesse un peso importante, avesse quel valore, come credo di averlo io, ma senza presunzione, anzi con molta autocritica.
Io sono una persona che si mette molto in discussione, ecco perché ci metto tanto tempo per scrivere le cose, perché non sono mai contenta fino in fondo, perché penso si possa fare meglio, perché comunque per non fare meglio, non ha senso fare le cose per me. O le faccio come si deve o non le faccio, non conosco vie di mezzo, non mi piacciono le cose così lasciate andare, lasciate al caso e ancora di più oggi, dopo tanto tempo, dopo tanti dischi, tanta esperienza, avevo proprio voglia di fare un disco così e se non fosse uscito così non lo avrei fatto, te lo dico sinceramente.

E' palese che lo hai fatto per te stessa.
Si l'ho fatto per me stessa per la mia gratificazione. Come dice la canzone: per la facoltà di essere me stessa, capisci? Che è una commissione di libertà assoluta.

Sì, capisco assolutamente. A me ha colpito molto la title track “Per essere felici”, perché è un percorso che ho fatto io negli ultimi anni e si sta tanto bene quando si arriva a quella parte della vita dell'ultima strofa quando non ti servono più le conferme di nessuno, non ti serve più apparire, tu passi tanti anni a cercare cosa aggiungere nella tua vita per essere felice e poi ti accorgi che devi togliere quasi tutto per esserlo.
Certo assolutamente bravissimo, sì il senso è stato questo, soprattutto togliere tutto e cercare di essere tu contento di te stesso e di quello che fai, che è il tutto, è l'indispensabile certamente, anche se tu sai bene, se hai fatto lo stesso percorso, che comunque fare determinate scelte ti porta sì ad avere una libertà incredibile di essere te stesso, di riconoscerti talmente tanto che non hai bisogno di nient'altro, però allo stesso tempo tu sai bene che ti porta a enormi rinunce e a incontrare continuamente difficoltà. Ovviamente ti guarderai sempre intorno e ti chiederai come mai non c'è abbastanza spazio per certa musica, come mai ci sono sempre gli stessi riconoscimenti, però è chiaro che sono domande che ti fai perché è il contesto dove vivi. Alla fine però se hai fatto un bel lavoro sai bene che è quello che conta.

Una cosa che è successa a me e la chiedo anche a te. Hai mai la sensazione, guardandoti attorno, di sentirti un'aliena?
E si certo (risate)! In realtà all'inizio puoi travisare, no? Perché se non ti senti un'aliena ti senti sbagliata, dici allora c'è qualcosa che non va in me e ovviamente questo è un limite impercettibile molto difficile da cogliere perché ti senti in qualche modo rifiutato o non accettato e quindi ti senti un po' un alieno, però poi subentra l'esperienza e secondo me anche un po' l'intelligenza. Nonostante possa fare male sentirsi guardati come alieni, ti rendi conto che invece da alieno hai delle potenzialità e hai una diversità che diventa una ricchezza.

In effetti quando si è più giovani ci sono delle fasi in cui guardi gli altri e pensi:  “vorrei essere come gli altri e non farmi troppe domande...sarebbe tutto più facile”
Si, esattamente!



Tornando ora all'album e data la piacevole piega che ha preso la conversazione volevo osare confessare un accostamento (non sono uso farli) che mi è subito balzato in mente sentendo queste canzoni e ripercorrendo l'incredibile percorso che hai fatto dai tuoi esordi più main stream fino a questo nuovo lavoro così personale. Sin dal primo ascolto di “Per essere felici” mi sono tornate in mente le sonorità di Battiato e pensando a te nello specifico mi è tornato in mente il percorso di una grandissima artista come Giuni Russo, che pure fece un percorso simile.

Hai fatto un paragone esagerato e mi sento quasi a disagio devo dire!

Era il modo più chiaro per farti capire l'emozione che le canzoni mi hanno suscitato. Prendilo come un complesso complimento! (risate)
Ti ringrazio, diciamo che sicuramente su questo disco ho fatto un lavoro immenso... vedrai che passeranno altri sei anni prima del prossimo.

Normalmente a questo punto di un'intervista si dovrebbe parlare di un tour, ma il periodo non lo consente.
E che ti devo dire, io ho questo concerto il primo Agosto in provincia di Rovigo per Voci della libertà premio di Amnesty, dove praticamente sarà la prima possibilità di presentare queste canzoni e poi farò un altro concerto il 7 Settembre a Roma all'Auditorium, ma più che un concerto sarà una festa dove in qualche modo ripercorrerò i 25 anni dall'uscita del primo disco; parliamo del 95 e quindi cercherò in qualche modo di raccontare un po' di me.

In questi giorni si fa un gran parlare di live streaming si / live streaming no. Tu cosa ne pensi?
Guarda che ti devo dire, in questo momento non ci sto pensando. Io ancora spero di riuscire a fare qualcosa appunto quest'estate, ma ne dubito! Altrimenti se ne questo autunno con qualche live anche da sola volendo. Vedremo! Purtroppo questo è un periodo in cui navighiamo tutti a vista. Non possiamo fare nessun tipo di previsione.

Mi piace concludere l'intervista sempre con le stesse due domande per tutti quanti. In questo preciso momento, pensando adesso al presente, quali sarebbero tre parole che useresti per descrivere il ruolo della musica nella tua vita.
Oh mamma mia. Una domanda difficilissima! Sicuramente desiderio, necessità e la mia vita.

Pensando a te da stessa fin da quando eri piccola, teenager, non famosa, se dovessi entrare adesso in un negozio di dischi e comprare tre album che ti hanno segnato, quali prenderesti?
Oddio difficilissimo. Non te lo so dire perché io ho avuto un'infanzia abbastanza incasinata. Io la musica ce l'ho da mio padre, batterista, musica jazz e poi i concerti di mia madre di musica classica. Quindi che ti posso dire... posso mettere un disco di Gershwin, posso mettere un disco di Nina Simone e poi ci metto CCCP. Va bene?

Perfetto, un bellissimo viaggio.
Grazie mille del tempo e della chiacchierata.

Intervista a cura di Luigi Rizzo.

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