Nightguide intervista i Soul System, che ci raccontano il loro ultimo Singolo Topless, e ci parlano del razzismo

Nightguide intervista i Soul System, che ci raccontano il loro ultimo Singolo Topless, e ci parlano del razzismo

C'è un elefante nella stanza.
C'è da molto, molto tempo, ed è decisamente imponente, ma nessuno lo guarda. Eppure è sempre lì, e sembra cresciuto negli ultimi anni. Ogni tanto si fa notare: un movimento brusco, un barrito improvviso. Allora qualcuno ne parla, è vero, ma sempre minimizzandolo. Tutti scelgono di non vedere e non sentire perché vedere e sentire significa uscire dalla propria comfort zone e rinunciare a quella serenità di facciata, che ignora ansia e senso di rischio.
Ma a volte succede qualcosa che ci costringe a guardare in faccia l'elefante una volta per tutte e stabilire come ci si posiziona rispetto a lui.
 
Sta succedendo ora. Sta succedendo in America, soprattutto, ma anche in Europa e finalmente anche in Italia. Per la prima volta si guarda l'elefante del razzismo, che ingombra la nostra stanza anche se fingiamo che non ci sia.
 
E poi cosa succederà? Ancora non lo sappiamo, ma il passo fondamentale era trovare il coraggio di uscire dalla nostra comfort zone e aprire i nostri occhi.
 
Questo è il tema della canzone che segna il ritorno dei SOUL SYSTEM. Una canzone d'amore, non di lotta! Perché quello è lo scopo di tutto, quello è ciò che manca, insieme al coraggio e all'innocenza, perché “per asciugare veramente questi nostri occhi serve un coraggio che somiglia a quello di un bambino”... Insieme alla fiducia, e alla capacità di mettersi nei panni di un altro, perché “per vedere veramente con i nostro occhi serve imparare che è fondamentale andare a fondo, fosse anche per solo un secondo...
Aprire gli occhi e fa paura, ma con l'amore il coraggio si trova. E a quel punto diventerà ovvio che l'elefante deve abbandonare la stanza, perché c'è di meglio con cui riempirla.
 
Un messaggio forte, uno spirito lieve, accompagnati da sonorità funk/alternative che fanno risaltare al meglio il loro essere una band di grandi musicisti: questo è “TOPLESS”.
Ben tornati Soul System!!!



Sono passati 4 anni dalla vostra partecipazione a X-Factor 10. Quella trasmissione vi ha sicuramente cambiato la vita. Quali sono stati i momenti più alti e più bassi di questo percorso all'interno del mondo della musica?

Si è stata una trasmissione che ci ha sicuramente stravolto la vita. Tra i punti più alti di questi anni mettiamo sicuramente il nostro primo disco d'oro e i vari concerti che abbiamo fatto in giro per l'Italia. Dal primo all'ultimo ci hanno regalato sempre grandissime emozioni.
Il momento più basso per noi è stato qualche anno fa in cui abbiamo interrotto i nostri rapporti lavorativi con la casa discografica e il management. Ci siamo dovuti ri-assettare per ripartire da soli con un nuovo progetto, e non è stato semplice.
Questo però ci ha permesso di maturare e imparare tante cose, e i frutti stanno venendo fuori...
 
Siete usciti da poco con il vostro ultimo singolo “Topless”, con il quale avete voluto portare all'attenzione dei vostri fan un problema sempre più ingombrante: il razzismo. Per chi non lo vive sulla propria pelle questa parola può non avere nessun peso. Aldilà dei fatti eclatanti e facili da condannare come le violenze negli Stati Uniti, provate a spiegare cosa significa vivere il razzismo tutti i giorni nelle piccole cose che dovrebbero essere normali.
Significa vivere con una sorta di handicap... o meglio un'etichetta attaccata alla fronte che indica che sei diverso.
Come hai detto tu, chi non lo vive sulla propria pelle non riesce realmente a capire se non si documenta e si informa in maniera approfondita. Se un problema non ci riguarda direttamente è più facile ignorarlo o addirittura conviverci.
Uscire dalla comfort zone vuol dire non ignorare più il problema, ma riconoscerlo e affrontarlo in maniera concreta.
 
Voglio farvi una domanda molto diretta e scomoda. Pensate che il mondo della discografia sia razzista?
Non pensiamo che il mondo della discografia si possa definire razzista perché il concetto va esteso a un campo più vasto.
Il razzismo è qualcosa di radicato nel sistema occidentale alla stessa maniera in cui vi è la disparità sociale tra uomo e donna. Sono forme di discriminazione diverse che esistono in tanti campi, purtroppo.
 
In queste ultime settimane, anche nel nostro Paese abbiamo avuto un brutto episodio di race shaming contro un vostro collega, nonchè nostro grande amico, Sergio Sylvestre, che per via di un attimo di emozione dell'esecuzione dell'inno italiano, è stato duramente attaccato sui social. Cosa vorreste dire a riguardo?
È stato molto triste e vergognoso vedere quell'accanimento sui social e non solo, per quello che alla fine non era nemmeno un vero errore. Anzi, Sergio è stato molto bravo perché esibirsi in uno stadio vuoto non è affatto facile per via dell'eco
Abbiamo sentito Sergio per esprimergli il nostro supporto in quel momento. Purtroppo episodi del genere soprattutto sui social stanno diventando sempre più ricorrenti tanto che noi li definiamo 'fulmini mediatici'. Un episodio che crea stupore e indignazione di molti, ma per un periodo di tempo molto breve.
 
A proposito di questo quanto secondo voi il fenomeno è radicato nella cultura italiana e quanto è frutto dell'abitudine generale di offendere sui social?
Più che nella cultura occidentale pensiamo sia giusto dire che è un fenomeno radicato nel mondo occidentale.
La protesta BLM è scoppiata negli Stati Uniti ma si è subito diffusa in molte nazioni proprio perché è un problema che affrontano tante persone in diversi Paesi.
Il fenomeno è presente anche nella nostra nazione e negli ultimi anni se ne sente parlare sempre di più perché viene utilizzato come “strumento” politico.
L'abitudine di offendere sui social media poi ha sicuramente contribuito ad incrementare un clima di odio e cattiveria generale. Dietro una tastiera le persone hanno veramente completa libertà di espressione, e questo non sempre è solo un bene...
 
Cambiando discorso, dopo questo singolo pensate di portare presto alle stampe un nuovo album? Potete anticiparci qualcosa?
Assolutamente sì. Stiamo lavorando a questo progetto da un anno e mezzo ormai e abbiamo scritto tanto. “Topless” è il primo di una serie di brani che abbiamo in mente di pubblicare e che porteranno all'uscita di un album prossimamente.
Possiamo anticiparvi che sarà un album ricco di sonorità e generi differenti, con canzoni sia in italiano che in inglese. Vogliamo che diventi la giusta rappresentazione di quello che siamo come band.
 
In questo periodo, tutti sentiamo la mancanza della classica estate piena di concerti. Come descrivereste la vostra esperienza con i live e con il contatto diretto con il pubblico? Come descrivereste quello che vi suscita?
Per noi il live è sicuramente la parte più bella del nostro lavoro. Viviamo per stare sul palco!
Il contatto col pubblico è qualcosa di magico e speciale. Sentiamo sempre un grandissimo scambio di energia ogni volta che suoniamo ed è una sensazione fantastica.
Ci manca tanto salire sul palco e ci auguriamo di poterlo fare al più presto, magari per suonare i brani nuovi.
 
Se doveste usare solo 3 parole per descrivere cosa rappresenta la musica nella vostra vita, quali usereste?
La musica è un linguaggio universale, è libertà e passione.
È un fortissimo strumento di comunicazione ed è per questo che nei nostri brani cerchiamo il più delle volte di inserire un messaggio
 
Quali sono i 3 album che più hanno influenzato il vostro rapporto con la musica e che mai potrebbero mancare nella vostra collezione? 
Due su tutti sono sicuramente “Thriller” di Michael Jackson e “Catch a fire” di Bob Marley and the Wailers. Poi ce ne sarebbero tanti altri ma diciamo “Californication” dei Red Hot Chilli Peppers.
Intervista a cura di Luigi Rizzo.

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