Leitmotiv: "mediterrean post punk", da Taranto sognando il mondo

Leitmotiv: "mediterrean post punk", da Taranto sognando il mondo

Nella coloratissima cornice del Rising Love di Via delle Conce, Roma, incontriamo i Leitmotiv prima dell'inizio della loro esibizione live Sabato 24 Gennaio, che li vedrà protagonisti sul palco assieme a Leo Pari. Alle prese con la presentazione del quarto lavoro in studio "I Vagabondi", dalla Puglia trasportano calore e poesia, con la straordinaria vitalità con cui intrecciano stili e culture in una formula musicale eccentrica. Inglese, francese, italiano, rock, folk, pop. Canzoni teatrali, schizofreniche e cariche di un'espressività assolutamente imprevedibile. 
Una piacevole chiacchierata sulle proprie origini, sui sogni futuri e sulla voglia di esplorare il mondo.

Il 16 Gennaio 2015 è uscito il nuovo e quarto album "I vagabondi", titolo coerente con la vostra filosofia girovaga ed esploratrice. In tema di cammino e percorso, a che punto siete ora e dove vi state dirigendo?
Siamo arrivati alla quarta tappa discografica e sono dieci anni che suoniamo insieme. Viviamo un momento cruciale, essendo il nostro sogno quello di essere musicisti al 100%; questo già è vero, soprattutto dal punto di vista dell'impegno infuso e delle soddisfazioni che otteniamo. Il sogno di ogni musicista è, però, anche quello di raggiungere cachet adeguati che ti consentano una stabilità anche quando non suoni,non sei in tour, essendo ormai il live la fonte principale di guadagno. Poter dire: "ho costruito una casa che va avanti da sola". Non so se ci riusciremo, ma questo è un momento cruciale per provarci. Inoltre, questo è il disco della maturità rispetto agli altri, sappiamo maneggiare più componenti: come si scrive, come si registra un album. Quando abbiamo iniziato c'era l'entusiasmo pazzo dei primi tempi, ora maggiore consapevolezza, ma ci divertiamo ancora come allora ed è il motivo per cui siamo qui oggi: emozionarci e far passare ore piacevoli a chi ci ascolta.

Analizzando la parola "Leitmotiv" nell'opera lirica come tema musicale ricorrente associato ad un'immagine, qual è il vostro leitmotiv, il vostro messaggio sempre presente?
Potrebbero esservi molte risposte, ma la prima cosa che viene in mente è il movimento. Spostarsi, un cambiamento, qualcosa che scuota. Non siamo mai troppo fermi anche a livello di contaminazioni musicali; spesso ci viene chiesto che genere suoniamo, ed è difficile trovare una risposta unica. Una delle più belle definizioni che ci è stata associata è "mediterrean post punk". Siamo molto aperti a collaborazioni con artisti internazionali; abbiamo avuto modo di partecipare alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo in Macedonia assieme a musicisti della Palestina, Spagna, Africa, con cui abbiamo riscontrato un feeling e una unione intense. La musica è movimento, è bello poter prendere da altri artisti come loro possono assimilare da te, dividere un palco senza muri e barriere culturali, parlare la stessa lingua sonora.

In un brano dell'ultimo disco, "Madama Milano", cantate "il grigio che fa rima con colpa, cambia l'accento, ma il cielo non mente". La sofferenza per una terra abbandonata e lasciata a sé stessa abbatte i confini Nord-Sud?
Questo brano non è né una lode, né una completa condanna della città di Milano: è un modo per dire che si nutre sempre un po' di risentimento verso un posto che non è casa nostra. Bisogna domandarsi perché, chi ha reso quel posto così com'è. Siamo noi stessi a vivere la città, quindi anche a rovinarla. Milano nello specifico ha creato un mix Nord-Sud, ci sta simpatica pur non essendo generalmente amata, anzi soprattutto perché tutti la criticano. Il cielo grigio è una realtà anche della nostra Taranto, colpita dallo scempio dell'Ilva; è per questo che si può dire che le città siano innocenti, è chi le abita a dover assumere le proprie responsabilità.

Annoverate nella vostra carriera esperienze di grande calibro, anche internazionali; oggi si dice quotidianamente che per poter sfondare e trovare occasioni ci si debba muovere all'estero. Essendo voi una band legata alle origini, al punto di partenza, che bagaglio portate nel vostro viaggio?
Noi abbiamo fatto una scelta coraggiosa, vivere in un paese della provincia di Taranto. Una dimensione ristretta, che ci fa bene. Ci piace, però, anche molto vagabondare, non amiamo la retorica dell'essere troppo orgogliosi della propria patria. Portiamo dietro quello che siamo: non è importante il posto fisico, ma le persone. Ci basta andare in un luogo che non conosciamo, anche vicino geograficamente, per sentirlo estero. Stare in campagna ha i suoi lati positivi e ci dà la possibilità di stare chiusi in sala prove per il tempo di cui abbiamo bisogno, c'è un'ispirazione diversa. Il quadro rispetto alla grande città è differente, ma non si può dire "Solo Roma è bella", non esiste un solo posto, ma diverse visioni. Ad esempio, anni fa non avremmo mai immaginato di suonare con la tecnologia di un iPad, ed oggi invece sperimentiamo. 

In questo cammino decennale, sapreste indicare due tappe fondamentali?
Sicuramente l'esperienza in Macedonia; è un luogo in cui convivono le tre grandi religioni, estremamente tollerante. Ci si può spostare dal quartiere ebraico a quello islamico senza alcuna difficoltà semplicemente attraversando un ponte. E' un Paese dinamico che vuole aprirsi, abbiamo suonato in piazza davanti a tanta gente divertita e contenta.
Seconda tappa, aver vinto le selezioni regionali di Arezzo Wave: cresci da adolescente osservando il più grande festival italiano, e poi partecipi alle selezioni ed infine vinci. Un momento incredibile, che ci ha permesso di suonare con uno dei più grandi gruppi africani e di scoprire la musica del Mali.

Cosa avete in programma, quali sono i progetti in cantiere?
Tocchiamo tutta Italia con il nostro tour, l'obiettivo è portare il disco ovunque. Speriamo di riuscire a suonare in Sardegna e Val D'Aosta che mancano all'appello! Spesso si sottovaluta la bellezza del suonare fuori casa la tua musica. Ci piacerebbe tornare all'estero, per ora siamo pronti a viaggiare nel nostro Paese.

Il videoclip di "Ad occhi chiusi", il primo singolo de "I Vagabondi":



Per saperne di più: 


http://www.leitmotivonline.net
https://www.facebook.com/leitmotivonline?ref=mf
http://www.reverbnation.com/leitmotivonline


Intervista a cura di Laura Caprino


Fotocredits live Amal Tinti. QUI la gallery completa del concerto al Rising Love.
 
 

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