NIGHTGUIDE INTERVISTA MACHWEO

NIGHTGUIDE INTERVISTA MACHWEO

Questa volta per Nightguide ho intervistato un artista molto giovane e relativamente emergente (perché in pochissimo tempo ha già accumulato molto lavoro e svariati successi) del mondo della musica elettronica.
Machweo è un progetto musicale nato nel 2012 dalla noia di Giorgio Spedicato, classe 1992, vissuto in troppi luoghi e troppe case ma ora di base fissa a Carpi (MO). Questi due anni musicalmente sono stati serratissimi: due EP (uno autoprodotto e un altro uscito per Indiangold Records, netlabel messicana) e un album (contenente pezzi dei vecchi EP e alcuni inediti, uscito per Flying Kids Recordsnel maggio del 2013), più di cento date da fine 2012 in giro per la penisola accumulando esperienza e fan, aprendo per artisti come Shigeto, Thyco, Plaid, Slow Magic, Suuns, Baths, Groundislava, Forest Swords, Francesco Tristano e condividendo il palco con artisti italiani del calibro di Be Forest, Drink To Me, Go Dugong, Godblesscomputers, Furtherset, Yakamoto Kotzuga e tanti altri. Il responso di pubblico e addetti ai lavori è stato, nella dimensione del progetto, sorprendente, accumulando pareri pressoché solo positivi, in Italia e all'estero. Radio 2 nell'inverno del 2013 ha ospitato, nella trasmissione Musical Box, un live farcito da inediti e pezzi più conosciuti. Il 24 marzo è uscito un singolo per l'etichetta cultoBad Panda Records. Il singolo si chiama Tramonto e ha avuto in pochissimo tempo un successo enorme, confermato sia dai numeri che da feature davvero importanti come Vogue Francia (che ha utilizzato Tramonto come colonna sonora del video di presentazione della collezione fw 14/15 di Diesel), Reebok (per una super intervista concessa a Machweo) e ancora Radio 2 che continua a supportare stoicamente il progetto passandolo spesso nella trasmissione Musical Box. Chiude il 2014 suonando tantissimo e lavorando sul nuovo disco, “Musica da festa”, uscito lo scorso gennaio e inteso come un omaggio alla musica da club anni '90, un mondo che il nostro ragazzo non ha mai vissuto realmente, ma che su di lui ha sempre esercitato un forte fascino.
Leggete un po' cosa ci ha detto.

 
NG. Ho letto un po' la tua bio e sono rimasto molto incuriosito dagli accenni di passato che ho letto. Raccontaci qualcosa in più di Giorgio e del suo percorso di vita.
M. Sono nato nella provincia di Lecce, cresciuto lì, a una certa età mi sono trasferito con la famiglia a Carpi in provincia di Modena, ora vivo a Bologna. Mi sono appassionato a troppe cose, tutte legate ai macrosistemi di natura e musica. Ora faccio il Conservatorio, inseguo da anni una non ben definita forma di tranquillità, penso di esserci sempre molto vicino e forse questo mini limbo è il più grande motore di idee che io conosca. Nel complesso non posso lamentarmi di quel che ho avuto e di quel che ho. 

NG. Sei giovanissimo e mi sembra di capire che sei stato spiantato e trapiantato più volte. In questo viaggio cosa pensi abbia influito di più sul tuo modo di produrre musica?
M. Gli addi. Senza nessun dubbio. Quella terrificante sensazione di dover salutare qualcuno e sapere che niente sarà più come prima, il doversi riadattare. È molto molto stressante ma senza determinati shock probabilmente non mi sarebbe neanche mai venuto in mente di suonare. Per qualche strano motivo avevo la sensazione che l'unico modo per esprimere delle emozioni molto grandi, anche positive, il linguaggio verbale non fosse sufficiente. Così ho iniziato a suonare e ho imparato che in realtà la musica descrive tanto te stesso, sia nel prodotto finale, sia nel percorso di produzione e improvvisazione.

NG. Per te hanno influito di più i momenti in cui sei stato costretto a staccarti da un posto o i momenti cui dovevi ricominciare da capo da qualche altra parte?
M. Mah non so sinceramente, mentre stai andando via senza poter scegliere è brutto e basta, non hai troppa voglia neanche di pensare. Il doversi riadattare e integrare da qualche parte invece ti costringe a metterti lì, pensare e spendere tante energie. Forse, col tempo, la cosa che ti forma di più è il riadattarsi, quello sforzo psicologico che ti impone di comprendere altri luoghi, altre persone, di instaurare nuove relazioni. 

NG. Come nasce la tua voglia di esplorare un mondo della musica dance che tu hai conosciuto solo da lontano? Cosa ti affascinava realmente?
M. La cosa che mi ha sempre affascinato di quella musica lì è stata la sua imponente emotività. Niente di troppo legato alla club culture. Melodie facili e potenti che comunicano con la pancia più che con la mente. A me interessava congelare quei momenti ed esasperarli.

NG. E sei soddisfatto del risultato?
M. Poteva essere ancora più coraggioso questo disco, potevo non abbandonarmi alla vena più sfacciatamente club, ma in fondo mi divertiva e in linea di massima è il lavoro più completo che abbia mai fatto.

NG. Hai già avuto modo di affiancare molti artisti e suonare in molte location interessanti. Se dovessi descrivere il tuo percorso, come pensi stia andando? Alla giusta velocità, troppo lento o troppo veloce?
M. Il mio percorso continua a pensare che sia strano, a volte ho accelerato tantissimo salvo poi frenare bruscamente. Credo di non essermi mai fermato ma non so dirti se sia un percorso in crescita o in discesa, è fatto di periodi più o meno pieni, più o meno soddisfacenti dal punto di vista della carriera. Io personalmente sono molto soddisfatto. Ho fatto cose che se mi avessero detto quattro anni fa avrei pensato fosse un triste scherzo.

NG. E nel caso in cosa lo cambiaresti?
M. Non lo cambierei.

NG. Nel panorama musicale nazionale e internazionale quali sono i tuoi punti di riferimento e con chi ti piacerebbe collaborare per qualche progetto?
M. Troppi punti di riferimento e mi sentirei stupido a collaborarci, penso che alla base di una collaborazione ci debba essere un buon rapporto umano, di fiducia e conoscenza. Ho avuto la fortuna di suonare con uno dei miei artisti preferiti, Nathan Fake, gli ho scritto un paio di volte, un paio di volte mi ha risposto. Per me è già sufficiente così, non inseguirei collaborazioni che non saprei gestire, né collaborazioni di cui non me ne farei nulla.

NG. E se invece ti fosse data la possibilità di suonare nel periodo che hai cercato di ricreare con il tuo progetto, come e dove ti piacerebbe vederti?
M. In una discoteca di provincia con Franchino strafatto che dice cose assurde e io che gli sorrido accanto tutto il tempo tra un disco e un altro. Sono mondi morti e sepolti, irraggiungibili che non credo torneranno mai, è sbagliato mitizzare, anche perché non c'è niente da mitizzare, però penso che sarebbe una situazione in cui potrei divertirmi molto.

NG. Ultima domanda che faccio uguale a tutti gli artisti che intervisto. Entri in un negozio di musica dove c'è veramente di tutto, quali sarebbero i primi 3 album che compreresti?
M. Al volo, tre dischi che mi mancano ma che ho consumato: Andorra di Caribou, Funeral degli Arcade Fire e Father, Son, Holy Ghost dei Girls.

Intervista a cura di Luigi Rizzo

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