Nightguide intervista Rodolfo Montuoro
-
29/04/2018 | leslie-fadlon
- 2854
A sette anni da “Nacht", il sontuoso progetto rock declinato nei due “movimenti” di “Orfeo” e “Lola”, Rodolfo Montuoro torna con “Voices” - in uscita venerdì 27 Aprile - per descrivere una nuova epopea. Qui non più invocazioni (come in “a_vision”), maschere mitologiche (come in “Hannibal”) o luoghi perenni dell'immaginario (“Nacht").
In “Voices” Il percorso si fa sempre più rarefatto: siamo nel regno impalpabile della phoné. In questo nuovo progetto sonoro Rodolfo Montuoro raccoglie gli sketches musicali e poetici ricavati dal cortocircuito degli incontri - sempre imprevedibili ed enigmatici - tra la voce e l'anima, tra psiche e phoné, con tutto lo scompiglio che ne consegue.
Lo abbiamo intervistato.
Rodolfo, che tipo di disco è “Voices”?
Voices è un album che spazia tra l'elettronica e il progressive, coltivato come un giardino giapponese, suonato da musicisti di grande esperienza e di aree disparatissime (elettronica, celtica, rock, sperimentale, classica), con dei picchi di pura emozione espressi dalle voci di Roberto Pedicini e Carmelo Bene. Voices è il mio omaggio alla voce, alla musica e al silenzio.
Come si differenzia dai tuoi dischi precedenti?
Musicalmente c'è molta elettronica rispetto agli altri miei album, grazie alla collaborazione e all'apporto alchemico di Catherine Alice Corelli, la geniale produttrice del disco. Poeticamente, per me è un punto fermo che raccoglie i temi seminati nella mia produzione precedente ma è anche un punto di fuga verso un ideale di composizione sempre più astratto ed essenziale per creare prima o poi, come un Frankenstein psicopatico, il dna di tutte le conversazioni possibili.
Come siamo entrati nel regno impalpabile della phoné?
Nella phoné si precipita, si inciampa e ci si perde senza averne idea. Più o meno come è successo a me.
Hai inserito le voci di Carmelo Bene e Roberto Pedicini, ti va di raccontarcene l'idea?
Ho pensato a loro due, anche se sono molto lontani nel tempo e nello stile, perché entrambi - secondo me - sono capaci di usare la voce come uno strumento cantante, sofisticatissimo e soprattutto tragico. E intendo il “tragico” come la capacità di rappresentare tutte le danzanti sfumature dell'esistenza (siano esse gioiose o dolorose) con una grazia unica, musicale e apolinnea.
Quali sono i tuoi dischi del cuore?
Pensandoci in questo momento credo senza ombra di dubbio che siano stati il Manfred di Schumann, Ours di Bowie e False Idols di Tricky. Ma se me lo chiedi domani o tra una settimana, il catalogo sarà di certo diverso.
Parlaci dei tuoi prossimi progetti
Il mio primo progetto è ascoltare Voices in santa pace come se lo avesse scritto qualcun altro, dopo tanti anni impiegati a metterlo insieme. E spero che da questo ascolto, finalmente estraniato, vengano fuori nuove idee per i prossimi cinque o sei anni.
In “Voices” Il percorso si fa sempre più rarefatto: siamo nel regno impalpabile della phoné. In questo nuovo progetto sonoro Rodolfo Montuoro raccoglie gli sketches musicali e poetici ricavati dal cortocircuito degli incontri - sempre imprevedibili ed enigmatici - tra la voce e l'anima, tra psiche e phoné, con tutto lo scompiglio che ne consegue.
Lo abbiamo intervistato.
Rodolfo, che tipo di disco è “Voices”?
Voices è un album che spazia tra l'elettronica e il progressive, coltivato come un giardino giapponese, suonato da musicisti di grande esperienza e di aree disparatissime (elettronica, celtica, rock, sperimentale, classica), con dei picchi di pura emozione espressi dalle voci di Roberto Pedicini e Carmelo Bene. Voices è il mio omaggio alla voce, alla musica e al silenzio.
Come si differenzia dai tuoi dischi precedenti?
Musicalmente c'è molta elettronica rispetto agli altri miei album, grazie alla collaborazione e all'apporto alchemico di Catherine Alice Corelli, la geniale produttrice del disco. Poeticamente, per me è un punto fermo che raccoglie i temi seminati nella mia produzione precedente ma è anche un punto di fuga verso un ideale di composizione sempre più astratto ed essenziale per creare prima o poi, come un Frankenstein psicopatico, il dna di tutte le conversazioni possibili.
Come siamo entrati nel regno impalpabile della phoné?
Nella phoné si precipita, si inciampa e ci si perde senza averne idea. Più o meno come è successo a me.
Hai inserito le voci di Carmelo Bene e Roberto Pedicini, ti va di raccontarcene l'idea?
Ho pensato a loro due, anche se sono molto lontani nel tempo e nello stile, perché entrambi - secondo me - sono capaci di usare la voce come uno strumento cantante, sofisticatissimo e soprattutto tragico. E intendo il “tragico” come la capacità di rappresentare tutte le danzanti sfumature dell'esistenza (siano esse gioiose o dolorose) con una grazia unica, musicale e apolinnea.
Quali sono i tuoi dischi del cuore?
Pensandoci in questo momento credo senza ombra di dubbio che siano stati il Manfred di Schumann, Ours di Bowie e False Idols di Tricky. Ma se me lo chiedi domani o tra una settimana, il catalogo sarà di certo diverso.
Parlaci dei tuoi prossimi progetti
Il mio primo progetto è ascoltare Voices in santa pace come se lo avesse scritto qualcun altro, dopo tanti anni impiegati a metterlo insieme. E spero che da questo ascolto, finalmente estraniato, vengano fuori nuove idee per i prossimi cinque o sei anni.
Articoli correlati
Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato raccontano Decalogo dell’Amore
04/02/2026 | lorenzotiezzi
ci sono dischi che parlano d'amore in astratto, come se fosse un concetto da maneggiare con cura. Decalogo dell'amore, l'album che segna il debutto discografico di...
Lele Sarallo racconta il suo ritorno in scena, al Teatro Tor Bella Monaca
23/01/2026 | lorenzotiezzi
Il 28 e il 29 gennaio lele sarallo porterà nuovamente in scena scusate il ritardo. Dopo i precedenti sold out, lo spettacolo torna a roma, questa volta sul palco del te...
Intervista a Nicola Cincotta, autore del romanzo “La congiunzione imperfetta della solitudine”.
22/01/2026 | Bookpress
Nicola cincotta (messina, 1985) pubblica nel 2014 per kimerik il suo primo romanzo, “tasso alcolico 7.7%”; l'anno successivo i suoi racconti vengono inseriti nelle ra...


